Source: youtube.com
Confidare nella propria creatività ma non dare un nome a niente.

Dolce degli avanzi: creata una deludente crostata di crema, rivolgo le mie attenzioni alla pasta frolla* abbandonata in frigo. La faccio scaldare un po’ fuori dal frigo e la plasmo in alcuni stampi per muffin di silicone; bucherello la pasta sul fondo e la metto a cuocere a 170° per 15-20 minuti a seconda della dimensione, facendo attenzione a non far bruciare i bordi (un po’ a volte è inevitabile, l’idea migliore è posizionare la telia del forno in basso).
A parte mescolo della triste ricotta vaccina da supermercato con dello zucchero a velo (il mio era vanigliato.. bleah?). Una volta finita la cottura lascio raffreddare la frolla fuori dagli stampini, poi la riempio con la ricotta e infine con dei pezzetti di fragole. Queste erano un po’ acerbe, quindi le ho coperte con un pizzico di zucchero di canna.
* La mia ricetta non varia molto da questa: http://ricette.giallozafferano.it/Pasta-frolla.html, se non fosse che ABORRO tutte le essenze, e comunque non ho messo vaniglia. L’idea dello zucchero a velo vanigliato in caso di mancanza di vaniglia “vera”, per quanto orrorifico, può essere vincente.
Il cattivo gusto delle torte salate
C’è questa idea, insita in molti enogastrofighetti, che le torte salate (oltre a essere insopportabilmente demodè) siano cattive. Questi signori probabilmente non hanno mai avuto una nonna che per salvare quei pochi ingredienti rimasti in dispensa si mettesse a produrre una meravigliosa, saporita, a volte strana torta salata.
Questa è la mia ricetta per l’impasto, che in questa foto ha assunto un aspetto inquietantemente simile a un cervello umano:

230 gr di farina 0
230 gr di farina integrale
40 gr di sesamo bianco e/o nero
1 bustina di lievito istantaneo per pizza
2 cucchiaini di sale
100 ml acqua frizzante
60 ml olio evo
Mescolo prima tutti gli ingredienti “secchi” (farine, lievito, sesamo, sale), poi aggiungo acqua e olio. Impasto bene e lascio riposare un’oretta in un luogo fresco, lontano da fonti di calore dirette.
Poi l’ho riempita così: 2 uova intere fresche, 250 gr di ricotta, piselli (anche surgelati), parmigiano e infine le prime zucchine di quasi-stragione passate appena appena in padella:

Poi l’ho chiusa e infornata a 180° per 45-60 minuti:

ps: Il mio cellulare, con cui ho scattato queste elegantissime foto-instragrammate, è stato irrimediabilmente rovinato dai suoi trascorsi in cucina.
Here comes the Great shrimpy Pumpkin.

Zucca e gamberetti speziati
Prendete quei giorni di gennaio (sì, lo so che è marzo, è per fare un esempio) in cui siete più consapevoli della dimensione della vostra panza, e la voglia di cucinare è sempre più lontana: lungi da me consigliare diete o suicidi culinari, ma semplicemente qualche ricetta veloce (poi magari parleremo della mia diffidenza verso il genere umano simil-Parodi, e scoppierà un flame senza fine).
Per 2-3 persone:
450 g di zucca
125 gr di gamberetti
vino bianco
cucurma qb*
aglio qb
sale e pepe qb
peperoncino qb
semi di zucca qb
In una padella fate rosolare in poco olio l’aglio e il peperoncino, poi aggiungete la zucca (consiglio: né troppo più grandi né troppo più piccoli dei vostri gamberi) e non fatela cuocere tanto: basteranno 10 minuti. Se volete ammorbidirla oppure la state facendo attaccare alla padella (mannaggia) usate un po’ di vino bianco facendolo sfumare ben bene, quindi senza apporre un coperchio.
Per quanto riguarda i vostri crostacei decapodi: se li avete già cotti, basta condirli, magari ripassarli un poco in padella con la zucca. Se invece sono crudi, a me piacciono accompagnati da poco lime, pepe, olio, poi li unisco alla zucca tiepida.
Se vi piacciono aggiungete al piatto un po’ di semi di zucca appena tostati.
*QB: quel quanto basta per dare sui nervi a chiunque non abbia grande esperienza con la cucina. A me piace, ha un bel suono, e rende bene l’idea: ognuno condisce a modo suo. Non dico che sia corretto, ma è normale: c’è chi annega l’insalata nell’olio (argh), chi ama il piccante, chi non condisce affatto. L’unica soluzione è sperimentare. Il mio consiglio è di non esagerare mai col sale. Uccide i sapori, non fa bene, e in fin dei conti è sempre meglio rischiare di doverlo aggiungere dopo (so che qualche espero rabbrividirà anche solo al pensiero) che di buttare via un piatto.
Sulle uova di pasqua, le torte e i misteri della pasticceria.
La Tenerina.

L’altro giorno mi sono ritrovata un uovo di pasqua in casa. Non è una cosa che ti aspetti, passati i quindici anni d’età. L’ho guardato con sospetto per un po’, poi l’ho aperto. Mi sono arresa all’evidenza, un uovo pasquale è solo cioccolato cavo che nasconde una sorpresa squallida*. Quindi l’ho usato per fare una torta.
210 gr di cioccolato extra fondente
3 uova (prendete quelle bio, o da allevamento all’aperto o a terra! suvvia.)
100 gr di zucchero
3 cucchiai di panna fresca
60 gr di farina 00
110 gr di burro
Accendete il forno a 180°. Non sopporto cucinare e accorgermi che il forno è ancora freddo.
Spezzettate il cioccolato e mettetelo in un pentolino a bagnomaria; fatelo sciogliere lentamente. Quando sarà completamente fuso, spegnete il fuoco e aggiungete un po’ per volta il burro a cubetti, mescolando in continuazione. Aggiungete anche i cucchiai di panna e la farina setacciata (mi raccomando.. niente grumi, che poi i vostri amici che si credono dei bravi cuochi vi prendono in giro): conclusa l’operazione di assorbimento lasciate raffreddare il composto.
Montate i tuorli delle uova con metà dello zucchero e tenete da parte gli albumi (non commettete mai l’errore di sprecare parte delle uova, è un sacrilegio imperdonabile: c’è sempre un modo per riutilizzarle) finché non diventeranno chiari e spumosi; continuando a sbattere aggiungere il composto preparato in precedenza.
A parte montate gli albumi e il resto dello zucchero, finché non avranno assunto un aspetto paradisiaco di nuvolette soffici e sode.
Viene la parte difficile: unire gli albumi al resto. La regola, in generale, è: con l’aiuto di una spatolina aggiungete pian piano gli albumi montati, mescolando con un movimento dal basso verso l’alto, così le uova non si smonteranno. Quando scoprirò su quale fenomeno fisico-chimico si basa questa affermazione vi farò sapere (oppure se c’è qualcuno tra di voi che lo sa me lo spieghi, grazie!)
Ora non vi resta che riporre tutto in una tortiera imburrata e infarinata, e teoricamente (ma so che qualcuno potrebbe contraddirmi) le dimensioni non contano. Se siete di quelli che ci mettono la carta da forno, bravi! Io non ho pazienza.
Infornate per 25-35 minuti. Non c’è metodo migliore di quello dello stecchino di legno per sapere se un dolce è pronto, e se è pronto come piace a voi.
P.S: Presto spero di poter aggiungere una sezione di glossario, perché se a ogni ricetta devo mettermi a spiegare cosa vuol dire setacciare, mondare, bagnomaria divento scema. Oppure vi lascerò un bel bottone per reindirizzarvi a Google.com. Vedremo.
* Il fato ha voluto che trovassi una pinzetta per i panni decorata da un cuoricino.. davvero, non sto scherzando.

